09/01/2008
IL VIRUS CHIKUNGUNYA
L´assessore regionale alle Politiche della Salute, Giovanni Bissoni, nel corso di una conferenza stampa ha fatto il punto sui casi di infezione da virus Chikungunya in Emilia-Romagna.
Il virus si trasmette all´uomo attraverso la puntura di una zanzara tigre infetta. La malattia ha un decorso benigno.
In tutto ad oggi ci sono 197 casi sospetti. Di questi, 36 casi sono stati confermati da esami di laboratorio, 2 sono risultati negativi e per gli altri sono in corso gli accertamenti.
Nella notizia si trovano una breve ricostruzione dello sviluppo dell´infezione, le iniziative e le strategie messe in campo per bloccare l´infezione.
Per informazioni sono a disposizione dei cittadini il numero verde del Servizio sanitario regionale (800 033 033), i Dipartimenti di sanità pubblica delle Aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna e il numero del Ministero della salute (06-59943307).
(05 settembre 2007) - "Ora siamo meno preoccupati, conosciamo la malattia: ha un andamento benigno, si supera in pochi giorni ricorrendo a farmaci ordinari. C´è sicuramente un elemento di novità: malattie che ieri si potevano contrarre in zone
tropicali ma che non potevano svilupparsi nelle nostre realtà, ora sono in grado di farlo. E´ uno degli effetti indesiderati della globalizzazione e del cambiamento climatico".Così Giovanni Bissoni, assessore alle Politiche per la salute della
Regione Emilia-Romagna, è intervenuto facendo il punto in una conferenza stampa sui casi di infezione da virus Chikungunya (un virus che si trasmette all´uomo attraverso la puntura di una zanzara tigre infetta) in Emilia-Romagna."Le strategie
e gli interventi messi in atto con efficienza dal Servizio sanitario regionale e in particolare dall´Azienda Usl di Ravenna - ha sottolineato l´assessore - hanno consentito di bloccare prima e ridurre poi in poco tempo l´espandersi dell´infezione".Complessivamente, a oggi, sono 197 i casi di sospetta infezione, di cui 36 confermati dagli esami di laboratorio, 2 risultati negativi, mentre per i restanti sono ancora in corso gli accertamenti. Ogni anno nei Paesi europei
vengono registrati numerosi casi di importazione di questa malattia, senza che ciò determini lo sviluppo di epidemie.La concomitanza di fattori quali l´alta densità della popolazione di zanzare e le caratteristiche climatiche e ambientali hanno favorito in Emilia-Romagna l´insorgenza di un´epidemia, in presenza di persone infette.
Le indagini epidemiologiche hanno permesso di ricostruire lo sviluppo dell´infezione: i primi casi isolati si sono verificati a Castiglione di Cervia nella prima metà di luglio e la massima diffusione si è avuta con due picchi epidemici attorno al 9 e al 20 agosto a Castiglione di Cervia e di Ravenna. In seguito agli interventi di disinfestazione effettuati, si è registrata nella zona una forte riduzione del numero di nuovi casi. Contemporaneamente, però, sono stati segnalati casi sospetti in altre zone, epidemiologicamente correlati al focolaio di Castiglione, e in particolare nel cesenate (13 casi) e a Cervia (6 casi).Altri casi isolati sono stati segnalati a Ravenna, Cesenatico, Lido di Savio, Gatteo mare, Roncofreddo, Bologna, Rimini, Forlì, Reggio Emilia: su questi si sta lavorando per capire meglio l´effettiva consistenza del sospetto e le eventuali modalità di esposizione.Le iniziative attuate finora hanno consentito di controllare il fenomeno e di impedirne una maggiore diffusione.Tuttavia, l´attenzione deve essere mantenuta alta per evitare che l´Emilia-Romagna e l´Italia diventino zone endemiche per il virus Chikungunya. I cardini della strategia di prevenzione, elaborati dall´assessorato alle Politiche per la salute in accordo con il Ministero e l´Istituto superiore di sanità (Iss), sono due: l´individuazione, il prima possibile, dei casi sospetti per attuare immediatamente le misure di controllo per impedire la trasmissione del virus dalla persona ammalata alle zanzare, e da queste a persone sane, e la massima riduzione possibile della presenza di zanzara tigre.Per questo, oltre al potenziamento del sistema di sorveglianza, sarà istituito un Comitato scientifico di supporto, mentre è già stato potenziato, con rappresentanti dei Comuni, il gruppo regionale che già da alcuni anni è impegnato nelle azioni di lotta alla zanzara tigre.
Le iniziative messe in campo e a chi rivolgersi per informazioni: Queste le iniziative previste: La sorveglianza dei casi sospetti Per la sorveglianza dei casi sospetti, in relazione all´andamento epidemiologico e climatico stagionale, sarà
mantenuto il potenziamento della sorveglianza che consiste in una ricerca attiva dei casi sospetti (basata esclusivamente su criteri clinici e non geografici), si provvederà a una formazione specifica degli operatori per il riconoscimento e il trattamento della patologia, si rafforzerà il rapporto con i medici di famiglia per avere tempestivamente eventuali segnalazioni, si intensificheranno i collegamenti con Istituto superiore di sanità e il Ministero della salute.Le strategie per la disinfestazionePer la massima riduzione possibile della presenza della zanzara tigre sarà potenziata la strategia che la Regione sta già portando avanti da alcuni anni con un progetto di sostegno a tutte le Amministrazioni locali per verificare sul campo le azioni migliori per le campagne di disinfestazione.I Comuni sono impegnati a rafforzare gli
interventi di lotta alla zanzara tigre attraverso trattamenti larvicidi e la rimozione di focolai, ma anche, quando necessario, a trattamenti adulticidi.Il "gruppo regionale sorveglianza e lotta alla zanzara tigre", a cui partecipano anche rappresentanti dei Comuni, metterà a punto una "ordinanza tipo" per facilitare l´adozione, in tutti i Comuni in cui è presente la zanzara tigre, di atti amministrativi che rendano obbligatori e cogenti i comportamenti di disinfestazione, linee guida per capitolati e procedure di appalto finalizzate a migliorare la qualità dei servizi di disinfestazione, messa a regime del sistema regionale di controllo dell´infestazione attraverso ovitrappole (già attivo dalla primavera di quest´anno), messa a disposizione delle Aziende Usl di un gruppo di entomologi per valutare la qualità degli interventi
straordinari di disinfestazione nonché i tempestivi interventi di cattura di adulti di zanzara per le opportune analisi virologiche.La Regione ha già dichiarato la disponibilità a contribuire per supportare le campagne straordinarie di disinfestazione che i Comuni si apprestano a fare.Le misure sulle trasfusioni di sangue e sui trapianti di organi e tessutiIn coordinamento con il livello nazionale per la necessaria armonizzazione con le indicazioni che riguardano il territorio italiano, sono state disposte, nei territori interessati dal focolaio epidemico misure precauzionali che
comprendono la sospensione dalla donazione dei residenti nelle aree interessate e, per 21 giorni, dei soggetti che vi hanno soggiornato anche per poche ore.Poiché nelle aree interessate la raccolta di sangue era molto rilevante, le misure adottate hanno richiesto l´immediato avvio di un lavoro di coordinamento per garantire il mantenimento delle disponibilità di sangue.La situazione viene mantenuta costantemente monitorata, con la collaborazione delle Associazioni dei donatori, il cui
supporto è fondamentale. Nelle zone interessate dall´epidemia anche le donazioni di organi e tessuti sono state sospese. In questo caso le ricadute operative attese in questa fase sono meno rilevanti.
Per ogni ulteriore informazione sono a disposizione dei cittadini il numero verde del Servizio sanitario regionale (800 033 033), i Dipartimenti di sanità pubblica delle Aziende sanitarie della Regione Emilia-Romagna e il numero del Ministero della salute (06-59943307). E´ anche a disposizione un sito internet dedicato: www.zanzaratigreonline.it
12/02/2007
AGGIORNAMENTO DIRETTIVA BIOCIDI
In data 8 agosto 2006 è stato pubblicato sulla GU il decreto del ministero della salute dal titolo: “Revoca delle autorizzazioni dei presidi medico di immissione sul mercato, ai sensi dell’articolo 4, del regolamento (CE) n. 2032/2003”.
Il decreto rappresenta la prima vera e propria conseguenza della Direttiva Biocidi (BPD) in Italia. Esso stabilisce che a partire dal 1° settembre 2006 so no revocate le registrazioni di presidi medico-chirurgici contenenti una serie di principi attivi elencati in vari allegati della BPD. A decorrere dalla medesima data, i presidi revocati non possono più essere immessi sul mercato nè vi possono essere mantenuti.
I principi attivi coinvolti sono quelli che non erano stati difesi da alcuna Società Europea. Fra i più interessanti possiamo annotare il carbaryl, il dimetoato, l’ergo e il colecalciferolo (p.a. presente nel CALCUM), il triclorfon, il fenthion, la sulfachinossalina, il cumacloro, il difacinone, il fenoxicarb e la paraidrossifenil sacilamide. Il decreto, invece, sospende i suoi effetti per i PMC contenenti temefos che perciò potrà essere commercializzato anche dopo l’inizio di settembre, senza però specificare fino a quando.
Oltre a questo, il decreto proibisce l’immissione ed il mantenimento sul mercato dei biocidi attualmente in libera vendita (quindi non PMC) che contengono principi attivi non notificati. In questo caso si parla degli attrattivi o dei repellenti contenuti per esempio nelle trappole collanti o in quelle per le mosche. In realtà, in altri documenti, viene specificato che i sistemi di cattura se utilizzati per il monitoraggio non sono considerati biocidi. La situazione di questi prodotti non è perciò al momento ancora chiara. Le conseguenze del decreto non si limitano alla commercializzazione dei suddetti prodotti. L’art. 8 del decreto, recita: “ ... dal 1° settembre 2006 è vietato l’impiego presso terzi, da parte di operatori professionali, dei prodotti di cui agli articoli 1, 2 e 3.” |